LAPSUS FREUDIANO, PERDITA DI MEMORIA, VUOTI DI MEMORIA

 

Corso di Dizione Online: quali sono le parole che si pronunciano con la Vocale E aperta o chiusa?

La Vocale E ha sempre il suono aperto e quindi l’accento grave, nelle seguenti parole:

  • nel dittongo “ie” come ad esempio:

Carabinière – giocolière – forestièro – negrièro – piède – brughièra – piède – brughièra

  • fanno eccezione:

chiérico, chiérica, bigliétto, i termini di origine geografica come marsigliése, ateniése, e i dimutivi in – etta, – etto, – ette: vecchiétto(a), macchiétta, magliétta, armadiétto.

  • nei vocaboli di origine straniera che terminano in consonante tra cui:

motèl, sèltz, sèxy, tèlex, tèst, unisèx

  • quanto precede un’altra vocale:

giubilèo, Taddèo, plébeo, vorrèi, riderèi, Romèo, manichèo, dèi, nèi

  • fanno eccezioni:

credéi, perdéi, déi (prep. art.), néi (prep. art)

  • nel condizionale (terza sing. e terza plur.):

saprèbbe, saprèbbero, terrèbbe, terrèbbero, sarèbbe, sarèbbero

  • nelle desinenze in – èbile:

indelèbile, flèbile

  • o in -èdine:

acrédine – pinguèdine – rèdine – salsèdine

  • nei casi in cui la “e” su cui cade l’accento è seguita da una consonante e da due vocali:

assèdio, deletèrio, Grècia, Malèsia, misèria, matèria, pomèrio, vitupèrio

  • fanno eccezione:

diléguo, proséguo, strégua, trègua, frégio, sfrégio

  • nelle desinenze del participio presente:

agènte, tenènte, vigènte, cadènte, ponènte, renitènte

  • nelle desinenze in – ecolo, -ecola:

trasècolo, molècola, fècola, bazzècola

Corso di Dizione Online: che differenza c’è tra la Vocale E aperta e chiusa?

La Vocale E è sempre aperta e quindi ha l’accento grave:

  • nelle desinenze in -ello, -ella:

caramèlla, Donatèlla, gemèllo, grimaldèllo, Ornèlla, tarantèlla, vinèllo, zitèlla

  • fanno eccezione:

quéllo, quélla, délla, nélla (prep. art.), capéllo, stélla

  • nelle desinenze in -endo, -enda, -ende, -endi:

dividèndo, ammènda, orrèndo, bènda, stupèndo

  • fanno eccezione:

véndo, scéndo, e composti: rivéndo, ridiscéndo

  • nelle desinenze in -enza:    

appartenènza, virulènza, violènza, purulènza

  • nelle desinenze in -èsimo:

centèsimo, dodicèsimo, ennèsimo, millèsimo, millionèsimo

  • fanno eccezione gli altri vocaboli che finiscono in – esimo, – esima:

battésimo, medésimo, incantésimo, cristianésimo, feudalésimo, quarésima, urbanésimo

  • l’eccezione dell’eccezione è il vocabolo:

crèsima

  • nelle desinenza in -eto, -eta, -ete:

amulèto, ascèta, analfabèta, profèta, prète, zèta

  • fanno eccezione:

créta, cométa, réte, mèta

  • in una serie di parole isolate come:

algébrico, atlètica, cèfalo, dèlega, èremo, fètido, gèmito, idèntico, lucèrtola, metèora, nutèlla, ocèano, pèndolo, prènsile, quèrulo, rèsina, trèmulo, trigèsimo, sèmpre, vèrtice, zènzero

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La Vocale E ha sempre il suono chiuso e quindi l’accento acuto, nelle seguenti parole:

  • nelle terminazioni in -eccia, -eccio:

cortéccia, fréccia, tréccia, libéccio, casaréccio, mangeréccio

  • nelle terminazioni in -éfice:

artéfice, carnéfice, oréfice, pontéfice

  • nelle desinenze in -ela, -elo, -ele:

candéla, méla, vélo, fedéle, pélo, téla

  • fanno eccezione:

cièlo, clièntela, gèlo, Vangélo, zèlo, babèle, stèle

  • nelle desinenze in -ena, -eno:

altaléna, baléna, arcobaléno, baléno, caténa, veléno

– fanno eccezione:

arèna (stadio), quarantèna, ebbène, falèna, scèna, trèno

  • nelle desinenze in -esi, -ese:

milanési, albanési, mési, tési, rési, barési, cortési, cinési, paése, cretése

– fanno eccezione:

tèsi (d’esame), mimèsi, catechèsi

– nel passato remoto (prima pers. plur.)

credémmo, vivémmo, togliémmo, sapémmo

  • nel futuro (prima e seconda plur.)

crederéte, credéremo, saréte, sarémo, verrémo, verréte

  • nelle desinenze in -mente, -mento:

realménte, dolcémente, allevaménto, moménto, bastiménto

  • fanno eccezione il verbo “mentire”:

io ménto, tu ménti, egli ménte, essi méntono

  • nell’infinito dei verbi della seconda coniugazione:

avére, otténere, sapére, temére, valére, volére

– nelle desinenze in -esco:

affrésco, cagnésco, arabésco, tedésco, guerrésco, Brunelléschi, innésco, pésca, ésca

– fanno eccezione:

èsco (dal verbo uscire), pèsco (albero), pèsca (frutto)

  • nelle desinenze in -esso, -essa:

ammésso, commésso, dimésso, ésso, stésso, spésso, leonéssa, baronéssa

– fanno eccezione:

adèsso, recèsso, annèsso, connèsso, esprèsso, succèsso, reprèsso, rèssa, opprèsso

Corso di Dizione Online: che differenza c’è tra la Vocale E aperta e chiusa?

– nel congiuntivo imperfetto:

facéssi, mettéssero, sorgésse, cogliéssero, teméssi, voléssero

– nel presente indicativo:

prendéte, voléte, cogliéte, mettète

– nelle desinenze in -esa, -ese, -esi, -eso:

attésa, leccése, contéso, sorprésa, illéso, péso, francési

– fa eccezione:

obéso

– nelle desinenze in -eto (a):

minaréto, pinéta, agruméto, palméto, pianéta, segréto

– fanno eccezione:

cèto, alfabèto, vèto, complèto

– nelle desinenze in -etto:

terzétto, nerétto, bianchétto, berrétto

– nell’imperfetto indicativo (prima e terza sing. e terza plur.)

sapévo, sapéva, sapévano, tenévo, tenéva, tenévano, avévo, avéva, avévano

– nelle desinenze in -evole, -evola

lacrimévole, vituperévole, disonorévole, durévole, confortévole

– fanno eccezione:

benèvola, malèvola, Scèvola

– nelle terminazioni in -ezza, -ezzo:

amarézza, bellézza, carézza, mollézza, tenerézza, lézzo, mézzo (nel significato di fradicio)

– fanno eccezione:

pèzza, mèzzo, prèzzo, disprèzzo

– nelle congiunzioni ed esclamazioni tronche:

poiché, perché, affinché, cosicché, giacché, nonché, purché

– nei monosillabi:

mé, té, sé, é (congiunzione), ré, té

– fanno eccezione:

è (terza pers. sing. del verbo essere) – tè

– in una serie di parole isolate come:

béttola, bèlva, bottèga, cémbalo, cénere, céppo, cétra, crédito, débito, doménica, édera, fégato, méstolo, partécipe, péntola, sollécito, sèmina, tégola, trédici, trénta, vérgine.    

Corso Online di Caruso Speaker: impara la Dizione in modo pratico, veloce e divertente

Ecco tutte le regole di Fonetica per imparare a distinguere la differenza tra le parole con la Vocale e aperta o chiusa, e cioè quelle che hanno l‘accento fonico acuto o grave.

Lo so, sono davvero tantissime ed è veramente difficile e noioso impararle tutte da solo!

E’ per questo che ti consiglio di frequentare il mio Corso di Dizione Online, perché ti insegnerò un metodo pratico e veloce per imparare la differenza tra le parole con la Vocale E aperta e chiusa, così potrai distinguere subito, al primo colpo l’accento acuto da quello grave.

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CORSO DI DIZIONE: COME RICONOSCERE LA DIFFERENZA TRA L’ACCENTO ACUTO E GRAVE?

L’accento in Italiano  è uno dei tratti distintivi della così detta “Prosodia”, e cioè quella piacevole Melodia che dovremmo produrre negli ascoltatori quando pronunciamo un discorso ad alta voce. Esistono due tipi di accenti: Tonico e Fonico, quest’ultimo può essere anche un accento acuto e grave.

Nei miei Corsi di Dizione Online la primissima nozione che insegno è la distinzione tra accento tonico e fonico.

All’interno di ciascuna parola, l’accento tonico fa risaltare una sillaba in particolare, o meglio una singola vocale che viene chiamata tonica.

L’accento tonico si ottiene modulando la voce e farla poggiare o battere con più enfasi sulla vocale tonica o accentata.

La pronuncia corretta di una parola si ha quindi pronunciando e posizionando l’accento sulla giusta vocale tonica. Ad esempio nella parola “Dizione” l’accento tonico è sulla vocale O della seconda sillaba: Diziòne.

L’accento fonico, invece, è il segno grafico con cui indichiamo il suono grave o acuto della vocale tonica, che nel caso delle vocali “E” – “O” possono avere un suono chiuso o aperto.

Corso di Dizione Online: come si legge l’accento acuto o grave, con la vocale aperta o chiusa?

Il segno grafico con cui si indica l’accento acuto e grave è quello che conosciamo tutti: una breve linea inclinata e posizionata sopra la vocale tonica.

Se la vocale è aperta l’inclinazione dell’accento sarà con la punta rivolta in basso e inclinata a destra: come nella è del verbo essere e in questo caso parleremo di “accento grave”.

Invece quando l’accento fonico è inclinato con la punta rivolta in basso e inclinata a sinistra, abbiamo un “accento acuto” che connota una vocale chiusa: come la é congiunzione e quella della parola perché.

Per verificare la posizione dell’accento tonico è sufficiente consultare un vocabolario di Italiano, su cui è indicata la sillaba e la vocale accentata.

Invece, per conoscere la pronuncia esatta di una vocale tonica e sapere se è aperta o chiusa, nel mio Corso di Dizione Online suggerisco sempre di consultare il D.O.P. il Dizionario di Ortografia e Pronuncia della RAI, una guida preziosissima per tutti gli speaker e attori doppiatori, dove puoi trovare la trascrizione fonetica dell’accento acuto e grave della parola, con la voce registrata che può anche farti ascoltare la pronuncia corretta.

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Respirare con il diaframma è un’ottima tecnica per migliorare l’impostazione della voce. Ecco la guida pratica con gli esercizi da eseguire allo specchio.

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Per avere una bella voce devi registrarla e imparare ad amare il suo suono. Scopri nella guida come migliorare la voce nel parlare con la memoria del suono.